mercoledì 17 ottobre 2012

FAVOLE CON LA MORALE: IRIS OTTO E I MAGICI CAPELLI

C'era una volta, una bambina di nome Iris che viveva in una fattoria assieme al suo patrigno.
 FAVOLE CON LA MORALE: IRIS OTTO E I MAGICI CAPELLIIris aveva un dono, i suoi lunghi capelli, che arrivavano fino a terra, trasformavano in oro tutto ciò con cui venivano a contatto eccetto gli esseri umani.
Lei era sempre triste perchè considerava questo una maledizione.

Il suo patrigno infatti la teneva segregata in camera senza farla mai uscire, in quanto fonte dei suoi più ingenti guadagni; tutti i giorni le portava pranzo e cena e non mancava mai di dirle "Ciao cucciolina mia trasforma queste monete al tuo caro patrigno!", oppure "Angelo mio strofina un pochino i tuoi bellissimi capelli su questo lingotto di piombo!"
Lei non si sentiva amata ma sfruttata!
La povera bambina, era costretta dal patrigno a tenere arrotolati i lunghi capelli, fermati con delle mollette, questo perchè, siccome la sua camera  era al piano superiore, l'uomo aveva paura che la casa crollasse sotto al peso di un soffitto in oro massiccio.
Accanto alla casa di Iris viveva Otto, un ragazzino tondo tondo, a
 cui piaceva mangiare molti dolci, figlio dei servi del patrigno e che era innamorato cotto di lei anche se non aveva mai osato dichiararsi.
Otto, che era il suo unico amico, era al corrente di tutto, sapeva come Iris veniva trattata ma era impotente davanti alla cattiveria del suo patrigno.
I due bambini si parlavano, tutte le sere, dalle finestre delle loro case che erano una di fronte all'altra e molto vicine.
Di solito era Otto che raccontava mentre Iris ascoltava con grande piacere tutto quello che il bambino aveva fatto durante il pomeriggio; ascoltando quei racconti, la povera bambina, si immedesimava in quelle storie e, immaginando di essere lei la protagonista, sopperiva al fatto di non avere altra vita all'infuori di quella nella stanza di casa sua. 
Ma quella sera fu Iris che parlò e Otto non potè che ascoltare incredulo le sue parole. "Voglio scappare", diceva la bambina piangendo, "non ce la faccio più, tutto il giorno rinchiusa qua sto diventando matta", " aiutami Otto aiutami, almeno tu, scappiamo insieme."
Il bambino commosso dalla disperazione della sua amica con aria impaurita rispose: "non ti preoccupare Iris ti giuro che troverò il modo per portarti via di quà
Passarono tre settimane e tutte le sere i bambini si vedevano e mettevano a punto il piano con cui sarebbero scappati insieme.
Venne il giorno e i bambini, per non dare troppo nell'occhio si videro come tutte le sere, ad una certa ora si salutarono, si coricarono nei loro letti ma non dormirono, aspettarono svegli il momento giusto e poi......
Otto prese la scala dalla cantina dei suoi la appoggiò alla finestra di Iris e disse "Dai forza, sciogli i capelli" Iris tolse le mollette, i capelli caddero a terra e come per magia, il pavimento si tramutò in oro, poi scese, e piolo dopo piolo la scala incominciò a luccicare riflettendo la luce della luna.
Otto disse "adesso, rimetti a posto i capelli e fermali con la molletta, passami il barattolo di colore che al resto penso io, tu nasconditi"
Nei giorni precedenti la fuga, il bambino aveva preparato una tinta speciale, usando un semplice vasetto di tempera gialla e dei brillantini che aveva grattato via dalle palline del natale passato.
Con quella colorò tutta l'erba del giardino del patrigno di Iris, e poi il viottolo che portava al grande albero di mele sulla collina e ancora e ancora, giù fino ad arrivare al fiume, poi tornò indietro, prese per mano Iris e si allontanarono dalla parte opposta. Il patrigno che nel frattempo si era svegliato, entrò nella stanza della figliastra, si accorse della scala tutta d'oro appoggiata alla finestra, e capì subito che la bambina si era data alla fuga, vedendo il pavimento tramutato in oro pensò che la figlia fosse scappata con i capelli sciolti; scese anch'esso la scala e seguì la scia colorata che risplendeva sotto la luce della luna come fosse d'oro, la seguì su su per la collina, fino ad arrivare al grande albero di mele e poi, giù giù fino ad arrivare al fiume dove perse le tracce.
Il patrigno non si era accorto che quello che luccicava non era oro ma semplice tinta, non erano le tracce del passaggio della figlia ma solo un'astuto inganno.Infatti i due bambini nel frattempo avevano già percorso un sacco di strada nella direzione opposta a quella fatta credere all'uomo. Crebbero si sposarono e vissero felici e contenti. 

MORALE
NON E' TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA!





Scritta da   Borzani Alessio












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4 commenti:

  1. Ma che particolare questa fiaba :), complimenti :)

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    1. Sono contento che ti piacia perchè l'ho scritta io!

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  2. Ciao Alessio grazie per la visita e piacere di conoscerti...seguiro' volentieri i tuoi blog
    A presto!!!

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