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domenica 3 marzo 2019

FAVOLA CON MORALE " LA RICERCA DELLA FELICITA' "


 ERANo una volta un uomo e una donna che avevano due figli Rino e Gaetana.
Erano proprietari una fattoria piena di bestiame, ogni giorno lavoravano la terra e si prendevano cura degli animali ricevendo, in cambio del duro lavoro, soddisfazioni e tutto ciò di cui avevano bisogno per vivere, in casa non mancava nulla e sopratutto l'amore.





I fanciulli erano stati cresciuti nel migliore dei modi, i genitori erano infatti riusciti a dare loro una buona educazione e anche un istruzione, cosa che a quei tempi non tutti possedevano. Un giorno ormai anziani si ammalarono, prima di andarsene però chiesero a Rino il fratello maggiore di prendersi cura di sua sorella, della  terra e degli animali.

Rino invece,  dopo la loro morte, decise di vendere tutto, continuava a ripetersi che quella vita imposta non faceva per lui, non l'aveva mai fatta volentieri e con i soldi ricavati avrebbe finalmente potuto mettersi alla ricerca di un sogno.

A RICERCA DELLA FELICITA, FAVOLE CON LA MORALE STORIE CON LA MORALE IL PAESE DELLA CUCCA
Girava infatti la voce dell'esistenza di un posto dove la gente non lavorava, si godeva la vita tutto il giorno facendo un bel nulla, dove venivano organizzate feste in ogni momento della giornata, tutti avevano una bella casa e nessuno aveva preoccupazioni.
E' li che sarebbe andato, era stufo di lavorare fino a tarda sera nei campi come il padre e tornare a casa tutto sudato e puzzolente di stalla, quindi prese con se il bel gruzzolo ottenuto dalla vendita dei possedimenti ereditati, lasciò Gaetana da una vecchia zia e si mise alla ricerca della vera felicità.

Non fece molta fatica,  dopo pochi giorni ebbe una dritta da un commerciante di mele sulla strada da percorrere e si ritrovò, in men che non si dica, nel paese chiamato Cuccagna.

Appena arrivò non credette ai suoi occhi, davanti a se aveva un paradiso, tutte ville immense, staccionate di legno di rovere recintavano giardini verdi contenenti ogni genere di fiore, fontane con getti d'acqua annaffiavano alberi da frutto sotto i quali erano sdraiati beati gli abitanti che ridendo e scherzando facevano un bel nulla, godendosi la vita.


Subito dopo aver varcato la soglia del paese, gli venne incontro un uomo dal bell'aspetto accompagnato da due ragazze stupende così carine da farlo arrossire, il tipo in giacca e cravatta lo guardò e disse:

"Buon giorno ragazzo, ben venuto a Cuccagna dove chi meno lavora più guadagna"

Rino sfoggiò uno dei suoi migliori sorrisi e si presentò. Si sbottonò subito con quell'uomo, di cui sentiva di potersi fidare,  gli raccontò la storia della sua vita, di come viveva prima coi genitori  e di come, dopo la loro morte, avesse venduto tutto per mettersi alla ricerca della felicità.

Dopo aver raccontato di se vita morte e miracoli, Rino disse: " Vorrei saperne di più sul vostro paese, in particolare mi interessava capire come e se era possibile mettere radici qua da voi"





L'uomo disse " Niente di più facile; dopo averci fornito i documenti che attesteranno la sua identità, e dopo aver firmato qualche scartoffia, saremo lieti di aprirle le porte del nostro istituto, dove potrà versare tutti i suoi averi che saranno gestiti da personale qualificato. In cambio noi le daremo GRATIS e ci tengo a precisare GRATIS, la possibilità di soggiornare in una delle tante ville a scelta del nostro paese, la possibilità di partecipare a tutte le feste organizzate e da organizzare e inoltre, incluso nel soggiorno  ci saranno anche colazione e i due pasti principali, come già sa, qua da noi,  potrà godersi la vita senza più preoccuparsi di nulla."





Per un attimo, nel cervello di Rino, balenarono le parole del padre sul duro lavoro e la felicità, ma, come la sabbia scorre senza ostacoli  sulle pareti di una clessidra, così quei consigli scivolarono via dalla sua mente molto velocemente e senza neanche lasciare il beneficio del dubbio.


Firmò..... e cominciò la sua nuova vita.




Il primo anno passò molto velocemente il ragazzo se la godeva passando da una festa all'altra e dormendo il tempo restante della giornata, conobbe gente nuova senza però mai fare amicizia con
nessuno e tutte le sere quando rientrava vedeva delle luci fioche in lontananza dietro casa ma non riusciva a capire cosa fossero.
Non diede loro troppa importanza sul momento, ma più passava il tempo più queste luci aumentavano di numero e insospettito cominciò a chiedere in città se anche gli altri avessero visto qualcosa e più che altro se qualcuno sapeva di cosa si trattasse, ma nessuno sapeva nulla.





Passarono altri tre anni e a dirla tutta Rino si era stufato di quel tipo di vita, il non fare era diventato noioso e il ragazzo inoltre pensava spesso a Gaetana e a ciò che dicevano il padre e la madre su quale fosse la vera felicità, così un giorno quelle parole cominciarono ad avere un senso, il ragazzo decise di abbracciare completamente quel pensiero e di farlo suo, voleva cambiare.







Andò quindi a cercare quel signore distinto che lo aveva accolto il primo giorno ma non lo trovò, chiese ai propri vicini se lo avessero visto ma nessuno sapeva nulla.... ora che ci pensava bene anche lui non lo vedeva più dal giorno del suo arrivo.
Provò anche a bussare alle porte dell'istituto dove aveva depositato i suoi averi ma senza alcuna risposta.

Dopo pochi mesi Rino riuscì anche a capire che cosa fossero quelle luci che tutte le sere vedeva dalla finestra di casa sua perché si trovò proprio davanti ad una di esse.




Lo buttarono fuori di casa un pomeriggio, gli sbatterono davanti le scartoffie che aveva firmato
qualche anno prima con troppa leggerezza, era stato truffato.







Quella sera davanti a uno di quei tanti falò accesi per non morire di freddo capì che, abbagliato dal desiderio di ottenere la vera felicità, non si era accorto di possederla già, il paese della cuccagna dove chi meno fa più magna era solo uno specchio per le allodole










MORALE DELLA FAVOLA


Ci sono periodi nella vita in cui purtroppo non si può essere felici, potrei fare un elenco di cose brutte che potrebbero impedircelo, ma se non ci soffermiamo solo a questi momenti e cerchiamo di fare una media di essi cosa otteniamo?

Cos'è la felicità?

La felicità può essere tante cose, un figlio, una moglie una famiglia, la semplicità delle cose, vivere una vita tranquilla e modesta accontentandosi di poco come diceva Albert Eistein oppure rincorrere il successo e vivere una vita frenetica.

Come diceva Oscar Wilde "Non è avere tutto ciò che si desidera ma desiderare tutto ciò che si ha"

o come disse Winston Churchill "Non è nell'avere ma nel condividere,"

per citare qualcuno di più contemporaneo come disse Erich Fromm " È guardare le vetrine e comprare tutto ciò che ci si può permettere"

Per me? Per me la felicità è fare ciò che più ci aggrada rispettando tutti e tutto quello che ci circonda, quello che rende felice me non deve necessariamente avere il solito effetto su un'altra persona, ma di sicuro non deve farla soffrire.


A volte, come succede al personaggio della storia che hai appena letto, non ci accorgiamo di essere già in possesso di tutto quello di cui abbiamo bisogno e andiamo a cercarlo altrove.

Prima di decidere di cambiare qualcosa nella vostra vita per andare alla ricerca della felicità, guardate attentamente attorno a voi.

La felicità è contagiosa quindi circondatevi di persone felici e cercate di tirare su il morale a chi è giù di corda.



A VOLTE LA FELICITA' E' PROPRIO LI VICINO A VOI, PECCATO CHE GUARDIATE ALTROVE!




E per te invece? Per te cos'è la felicità? Lascia un commento se vuoi!




                                                                                                    Scritta da... 
















FAVOLA CON MORALE LA RICERCA DELLA FELICITA' " Recensita da BORZANI ALESSIO il 03 MARZO . A VOLTE LA FELICITA' E' PROPRIO LI VICINO A VOI, PECCATO CHE GUARDIATE ALTROVE!"  FAVOLA CON MORALE" LA RICERCA DELLA FELICITA' " Voto: 4,5
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giovedì 27 ottobre 2016

FAVOLE CON LA MORALE "AL CONTADINO NON FAR SAPERE……"

C'era una volta un contadino di nome Martino che possedeva una collina piena di Peri, la terra che coltivava però non era molta e di conseguenza il raccolto non abbondante. 

Accanto alla sua proprietà abitava Serme, un pastore padrone di un gregge di pecore da cui tutti gli anni ricavava il latte necessario per fare un formaggio buonissimo conosciuto in tutta la Valle.

Un giorno mentre Serme stava pascolando il gregge, una pecora scappò e saltando la staccionata che divideva la sua proprietà da quella del contadino, si perse tra gli alberi di pere.
Serme, dopo svariati tentativi di richiamare l'animale, si arrese e riportò tutte le percore nella stalla.

La sera stessa dopo aver mangiato e ben bevuto, raccontò alla moglie quello che era accaduto nel pomeriggio, lamentandosi del fatto che una pecora costa molto e preoccupato di non riuscire più a trovarla si mise a piangere.
La moglie cercò di consolarlo dicendogli che quelle sono cose che capitano a chi lavora, e che se quella mattina lui avesse vagabondato standosene nel letto…..

Non fece in tempo a finire il discorso che sentirono bussare alla porta. Aprirono e si trovarono davanti il contadino con l'animale scomparso.

"Questa deve essere la tua pecora vero?" disse il contadino " L'ho trovata sotto uno dei miei peri che mangiava i frutti caduti perché troppo maturi"

"Esatto" disse il pastore, "Mi è scappata proprio oggi e non sapevo più dove fosse finita, ormai avevo perso le speranze, non sarebbe sicuramente sopravvissuta alla notte, se la sarebbero mangiata di certo i lupi." e lo invitò a entrare in casa.

Intanto che il pastore seduto al tavolo beveva un buon bicchiere di vino, Serme andò in cantina, prese tre forme le mise in un cesto tornò in cucina e disse: "Amico mio, questa sera quando tornerai a casa prova a mangiare
una fetta di questo formaggio assieme a una delle tue pere e domani quando ci vedremo mi dirai se l'accostamento ti è piaciuto!" Diede la cesta al contadino che felice tornò a casa.

Martino non si fece più sentire, non tornò mai più per dire al pastore se mangiare il formaggio con le pere fosse stato di suo gradimento; girava la voce che il contadino si fosse messo in affari con un ricco magnate della zona e che gli era piaciuto così tanto quell'accostamento gastronomico che, aveva comperato così mai tante pecore e così tanti alberi di pere, da fallire perdendo entrambe la attività;

Queste erano state poi comperate dal ricco magnate che portò il cacio sulle tavole di tutta l'aristocrazia di quel tempo, ma visto che
il formaggio era un cibo da poveri, per giustificare come fosse finito sul tavolino della nobiltà, adottò il segreto di Serme, confidatogli dal contadino, 

" Il cacio potrà entrare in casa degli aristocratici solo con opportune strategie per nobilitarlo" 


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MORALE

Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere e per citare Petrarca "Addio l'è sera. Or su vengano la pera, il cascio e 'l vin di Creti"

Il significato di questo proverbio va cercato nel passato quando ancora esisteva una netta distinzione tra le classi sociali, quando il formaggio era ancora considerato un cibo da poveri.

Potrebbe voler dire appunto che l'aristocratico allora possessore delle terre non volesse far sapere al contadino che le coltivava, che cacio e pecorino insieme erano deliziosi, per paura che l'agricoltore ne facesse arrivare di meno sulla sua tavola tenendoselo invece per se. Ma forse il contadino lo sapeva già, visto che formaggio e pere sono due cibi caratteristici della mensa dei poveri di quel tempo.

Un altro significato che è quello che ho voluto farvi arrivare nel racconto è di non far provare a qualcuno qualcosa che non saprebbe gestire o permettersi e anche che, se tutti venissero a conoscenza di un segreto, questo perderebbe la sua esclusività.






                                                                    Scritta da 









FAVOLE CON LA MORALE "AL CONTADINO NON FAR SAPERE……"" Recensita da BORZANI ALESSIO il 27 OTTOBRE . FAVOLE CON LA MORALE "AL CONTADINO NON FAR SAPERE QUANTO E' BUONO IL FORMAGGIO CON LE PERE" Consigli e dritte, SU FAVOLE CON LA MORALE "AL CONTADINO NON FAR SAPERE……"" Voto: 4,5
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giovedì 28 febbraio 2013

FAVOLE CON LA MORALE. OJI FUN E I TRE CUGINI

Chi tace acconsente , chi troppo vuole nulla stringe, Favole con morale, storie con morale, racconti con morale, 
C'era una volta, in un paese nel lontano Oriente, un vecchio saggio di nome Oji Fun.




Egli viveva in una casa che era stata costruita nel dirupo della montagna più alta, che si poteva raggiungere solamente attraverso una vecchia funivia azionata da due vecchissimi somari a cui il vecchio saggio aveva dato un nome, li aveva chiamati Tira e Molla.
Tira era il somaro addetto a tirare la fune e neanche a dirlo Molla era il somaro che invece doveva controllare il rilascio di quest'ultima affinché la velocità della cabina fosse sempre costante.
Gli abitanti vedevano di rado Oji Fun scendere in paese, infatti era un tipo solitario, lo conoscevano però per la sua fama di saggio e per la caratteristica che lo distingueva dalla gente comune.... Oji Fun NON PARLAVA MAI .

Le dicerie sulla questione erano le più disparate:

c'è chi diceva che non avesse più la lingua perché gli era stata mozzata dall'ordine a cui apparteneva;

c'è chi invece andava blaterando, che siccome conosceva i segreti più oscuri dell'universo, gli Dei gli avevano tolto il dono della parola per impedirgli di metterne al corrente il mondo;

c'è chi invece raccontava che quella del saggio non era una maledizione ma soltanto una condizione dovuta all'immensa saggezza.

Un giorno Compare Serpo, il delinquente più astuto del paese decise di convocare in riunione i suoi due cugini delinquenti anch'essi.





I due cugini erano conosciuti in paese con il nome di Miky la Colt, perché aveva il grilletto facile e 






Frank il lisciato, perché faceva il barbiere e aveva il vizio di pettinarsi l'unico ciuffo di capelli che aveva, nei momenti meno opportuni.
All'arrivo i due cugini vennero salutati da Serpo in modo molto caloroso,  si sedettero a tavolino e ascoltarono per filo e per segno il suo piano diabolico con il quale sarebbero, a sentire lui, riusciti a sgraffignare il tesoro di Oji Fun nascosto nella sua casa. 


La sera stessa i tre furfanti indossarono la calzamaglia nera e, mimetizzandosi perfettamente nella notte, raggiunsero la funivia che portava alla casa del saggio.
Salirono in cabina e diedero una bella frustata al somaro Tira che incominciò a camminare azionando una ruota gigantesca intorno alla quale, piano piano, si arrotolava la fune che collegata alla cabina la faceva salire verso la montagna.

Una volta sulla cima, scesero e si avviarono alla casa del saggio, bussarono e Oji Fun li fece entrare senza badare alla loro fama di malviventi.
Serpo non perse tempo e chiese al vecchio dove fosse il tesoro; egli senza nessuna paura li condusse nella cantina dove i tre cugini assistettero allo spettacolo più bello della loro vita, infatti, impilati nella stanza c'era una quantità spropositata di lingotti d'oro.

Serpo rivolgendosi a vecchio saggio disse sogghignando: "Vedi Caro Fun, io adesso potrei rubare questo oro senza che tu muova un solo dito, ma domani sarei sicuramente arrestato e messo in prigione perché accusato di furto; ma se invece io adesso ti chiedessi... Oji Fun posso prendere questi lingotti d'oro? Tu cosa mi risponderesti"
Il vecchio, come già aveva ipotizzato il furfante, tacque e Serpo subito rispose: " Bene, chi tace acconsente! eheheh! "e insieme ai cugini incominciò a portare l'oro nella cabina della funivia.
Quasi a metà dell'opera Frank il lisciato, dopo un abile colpo di pettine, disse: " Serpo ma non sarà troppo pesante tutto questo oro per questa vecchia funivia?"
Serpo rispose " Stai zitto e lavora, sei già stanco, sfaticato, rammollito che non sei altro e ringraziami che non ordino a Miky di farti assaggiare il piombo della sua colt."
I tre cugini continuarono a caricare l'oro fino a quando la cabina non fu piena zeppa. Ad un tratto Miky la Colt disse " Serpo, ma con tutto quell'oro non c'è più posto per noi in cabina come faremo a scendere?"
Serpo disse " Ma voi due dove eravate quando hanno distribuito i cervelli...? Ci mettiamo sul tetto! e dove sennò?!"
I due cugini annuirono guardandosi negli occhi come per riconoscere la superba intelligenza del cugino e salirono sul tetto. 
Diedero una frustata al somaro Molla, che piano piano, incominciò a rilasciare la fune che teneva in bocca; Il somaro faticava come non gli era mai successo, il peso questa volta era eccessivo anche per un asino forte ed esperto come lui, inoltre gli anni si stavano facendo sentire; pensò che era arrivata la sua fine, sicuramente lui non avrebbe mollato la presa di sua spontanea volontà, non sarebbe stato la causa della morte dei tre cugini, anche se erano tre furfanti, ma sentiva il peso eccessivo gli avrebbe, da un momento all'altro, strappato via la testa.

Non fu la testa di Molla a strapparsi ma la fune, eh sì, la corda, vecchia e logorata dalle intemperie, dapprima si sfilacciò  per poi staccarsi di netto, facendo precipitare la cabina piena d'oro nel dirupo; ma non prima di dare il tempo a Miky la Colt di sparare gli ultimi colpi in aria, a Frank il lisciato di dare l'ultimo colpo di pettine e a compare Serpo di farsi l'ultima risata pensando che:

MORALE 

E vero che chi tace acconsente ma anche che chi troppo vuole nulla stringe!
  







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mercoledì 17 ottobre 2012

FAVOLE CON LA MORALE: IRIS OTTO E I MAGICI CAPELLI

C'era una volta, una bambina di nome Iris che viveva in una fattoria assieme al suo patrigno.
 FAVOLE CON LA MORALE: IRIS OTTO E I MAGICI CAPELLIIris aveva un dono, i suoi lunghi capelli, che arrivavano fino a terra, trasformavano in oro tutto ciò con cui venivano a contatto eccetto gli esseri umani.
Lei era sempre triste perchè considerava questo una maledizione.

Il suo patrigno infatti la teneva segregata in camera senza farla mai uscire, in quanto fonte dei suoi più ingenti guadagni; tutti i giorni le portava pranzo e cena e non mancava mai di dirle "Ciao cucciolina mia trasforma queste monete al tuo caro patrigno!", oppure "Angelo mio strofina un pochino i tuoi bellissimi capelli su questo lingotto di piombo!"
Lei non si sentiva amata ma sfruttata!
La povera bambina, era costretta dal patrigno a tenere arrotolati i lunghi capelli, fermati con delle mollette, questo perchè, siccome la sua camera  era al piano superiore, l'uomo aveva paura che la casa crollasse sotto al peso di un soffitto in oro massiccio.
Accanto alla casa di Iris viveva Otto, un ragazzino tondo tondo, a
 cui piaceva mangiare molti dolci, figlio dei servi del patrigno e che era innamorato cotto di lei anche se non aveva mai osato dichiararsi.
Otto, che era il suo unico amico, era al corrente di tutto, sapeva come Iris veniva trattata ma era impotente davanti alla cattiveria del suo patrigno.
I due bambini si parlavano, tutte le sere, dalle finestre delle loro case che erano una di fronte all'altra e molto vicine.
Di solito era Otto che raccontava mentre Iris ascoltava con grande piacere tutto quello che il bambino aveva fatto durante il pomeriggio; ascoltando quei racconti, la povera bambina, si immedesimava in quelle storie e, immaginando di essere lei la protagonista, sopperiva al fatto di non avere altra vita all'infuori di quella nella stanza di casa sua. 
Ma quella sera fu Iris che parlò e Otto non potè che ascoltare incredulo le sue parole. "Voglio scappare", diceva la bambina piangendo, "non ce la faccio più, tutto il giorno rinchiusa qua sto diventando matta", " aiutami Otto aiutami, almeno tu, scappiamo insieme."
Il bambino commosso dalla disperazione della sua amica con aria impaurita rispose: "non ti preoccupare Iris ti giuro che troverò il modo per portarti via di quà" 
Passarono tre settimane e tutte le sere i bambini si vedevano e mettevano a punto il piano con cui sarebbero scappati insieme.
Venne il giorno e i bambini, per non dare troppo nell'occhio si videro come tutte le sere, ad una certa ora si salutarono, si coricarono nei loro letti ma non dormirono, aspettarono svegli il momento giusto e poi......
Otto prese la scala dalla cantina dei suoi la appoggiò alla finestra di Iris e disse "Dai forza, sciogli i capelli" Iris tolse le mollette, i capelli caddero a terra e come per magia, il pavimento si tramutò in oro, poi scese, e piolo dopo piolo la scala incominciò a luccicare riflettendo la luce della luna.
Otto disse "adesso, rimetti a posto i capelli e fermali con la molletta, passami il barattolo di colore che al resto penso io, tu nasconditi"
Nei giorni precedenti la fuga, il bambino aveva preparato una tinta speciale, usando un semplice vasetto di tempera gialla e dei brillantini che aveva grattato via dalle palline del natale passato.
Con quella colorò tutta l'erba del giardino del patrigno di Iris, e poi il viottolo che portava al grande albero di mele sulla collina e ancora e ancora, giù fino ad arrivare al fiume, poi tornò indietro, prese per mano Iris e si allontanarono dalla parte opposta. Il patrigno che nel frattempo si era svegliato, entrò nella stanza della figliastra, si accorse della scala tutta d'oro appoggiata alla finestra, e capì subito che la bambina si era data alla fuga, vedendo il pavimento tramutato in oro pensò che la figlia fosse scappata con i capelli sciolti; scese anch'esso la scala e seguì la scia colorata che risplendeva sotto la luce della luna come fosse d'oro, la seguì su su per la collina, fino ad arrivare al grande albero di mele e poi, giù giù fino ad arrivare al fiume dove perse le tracce.
Il patrigno non si era accorto che quello che luccicava non era oro ma semplice tinta, non erano le tracce del passaggio della figlia ma solo un'astuto inganno.Infatti i due bambini nel frattempo avevano già percorso un sacco di strada nella direzione opposta a quella fatta credere all'uomo. Crebbero si sposarono e vissero felici e contenti. 

MORALE
NON E' TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA!





Scritta da   Borzani Alessio












NOTA SUL COPYRIGHT.  Attenzione quest'opera è protetta dal diritto   d'autore. Sarà perseguita ogni riproduzione non autorizzata.




















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venerdì 5 ottobre 2012

FAVOLE CON LA MORALE: L'UOMO PIU' FURBO DEL MONDO


C'era una volta un uomo di mezz'età, così intento ad apparire, che si era dimenticato di cosa fosse veramente importante nella vita!

Era uno di quei tipi che credono di essere molto scaltri e più inteligenti degli altri, abituati ad ingannare il prossimo e a farla sempre franca.
Un giorno andò al mercato  e comprò tre cassette piene zeppe di pesce, ( scampi, calamari e aragoste) per festeggiare il proprio compleanno con gli amici poi, come faceva tutti i sabato mattina,  prese la strada più corta che conosceva per tornare a casa.
Questa strada, costeggiava il fiume e passava nel quartiere povero della città e proprio mentre  transitava nel centro del quartiere si accorse che una ragazza molto carina, con i capelli neri e gli occhi profondi, lo stava fissando.

"Salve!"  disse l'uomo gonfiando il petto e richiamando a se la pancia ,"desiderate qualcosa da un giovanotto bello come me?

La ragazza non rispose, allora l'uomo le si avvicinò un pò di più ma quando fu a qualche metro, con un frastuono degno di una mandria di bisonti, arrivarono correndo dieci ragazzini, l'uomo perse l'equilibrio e cadde a terra con tutti i pesci.

"Ohh povero me!" gridò dolorante " tutti i miei pesci, mi sono costati un occhio della testa!" 

La ragazza lo aiutò a rialzarsi e a raccogliere il pesce, si offrì volontaria per lavarlo e poi esclamò "maledetti ragazzini, non guardano mai dove vanno, pensi l'altra mattina hanno fatto cadere la madre di un signore che è molto vecchia, nel caduta si è rotta una gamba e siccome  lui lavora  tutto il giorno e non ha né moglie né figli non riesce neppure ad andare a  a comprare  il cibo al mercato!

"Beh! Non sono fatti miei " rispose l'uomo pensando solo a se stesso, "oltre al danno per il pesce mi hanno anche sporcato tutti i vestiti "


Poi tutto di un tratto, come se si fosse dimenticato del furfante che era, con aria molto gentile e garbata disse:

"Mi scusi per i modi sgarbati, sono un pò frastornato, ma dove abita questo signore? Perchè se è impossibilitato a raggiungere il mercato come farà a sfamare se stesso e sua madre? Se vuole, siccome mi sono dimenticato di comperare delle spezie e devo tornare indietro, posso aiutarlo prendendogli quello di cui ha bisogno. 

L'uomo dopo essersi fatto indicare la dimora dell'anziana con la gamba rotta raggiunse l'abitazione, bussò e quando il proprietario aprì la porta esordì con queste parole "Buon giorno sono il buon samaritano di questa zona, mi è stato detto che in questa casa c'è bisogno di cibo, quindi mi sono preso la briga di andare al mercato a comprare questo pesce per lei e per sua madre inferma.


Il distinto signore rispose "Mi dispiace ma per me sono un pò troppi sa, siamo solo in due, inoltre non ho tutto il denaro necessario per quel pesce che oltretutto mi basterebbe per una settimana e lei lo sa meglio di me che, se non consumato subito, il pesce va in malora."


L'uomo diede un'altra occhiata al pesce, tutto maciullato, sembrava ci fosse passata  sopra una carovana con tutti i cavalli e pensò alla figura che avrebbe fatto con gli amici, inoltre il suo ego da uomo convinto non gli avrebbe permesso di andarsene da li senza aver concluso l'affare.

"Ok disse il furfante mi dia la metà meno dieci monete e non ci pensiamo più"

L'uomo distinto accettò l'offerta e ognuno prosegui per la sua strada.

L'uomo "furbo" se ne andò tutto contento di aver recuperato almeno un pò del denaro perso in quella sfortunata giornata, con l'ego appagato dal fatto di aver di nuovo ingannato qualcuno, e ignaro del fatto che, quell'uomo distinto a cui aveva venduto il pesce era il marito della donna che lo aveva distolto dal suo cammino e il padre dei 10 bambini che lo avevano fatto cadere. La famiglia povera ebbe di che riempirsi la pancia per pochi danari.

LA MORALE!!

A volte la gente e' così  presa ad ingannare il prossimo da non accorgersi che è il prossimo che la sta ingannando, inoltre che IL BISOGNO AGUZZA L' INGEGNO!









Scritta da   Borzani Alessio