domenica 28 ottobre 2012

PRESENTAZIONE E CONTATTI


Ciao a tutti ho voluto aprire questo blog, preso dalla voglia di condividere la mia passione per le favole con più persone possibile.








Spero di poter inaugurare al più presto una nuova serie di 
avventure dedicata al MONDO DEGLI STURLI ma per adesso
all'interno del blog troverete favole, racconti, filastrocche, 
conte per bambini, sia quelle scritte da me che quelle più
famose, patrimonio dell'umanità e prezioso insegnamento 
per i vostri figli










Per qualsiasi domanda o comunicazione potete utilizzare questa mail  il_mondo_degli_sturli@yahoo.it
sarò felice di parlare con voi.



SE SIETE PRONTI PER ENTRARE NEL MIO MONDO ISCRIVETEVI NUMEROSI

LA BELLA LAVANDERINA

Una bambina sta nel mezzo e le altre, le girano in tondo tutte in circolo tenendosi per mano e cantando:





La bella lavanderina,
che lava i fazzoletti,
per i poveretti,
della città!
Fai un salto!
Fanne un altro!
Fai la riverenza!
Fai la penitenza!
Guarda in su!
Guarda in giù!
Dai un bacio a chi vuoi tu!






La bambina che sta nel mezzo esegue via via tutti gli ordini che le vengono impartiti ed infine bacia una compagna che prende il suo posto in mezzo quindi il gioco ricomincia. 

FILASTROCCHE PER GIOCARE "MANO ROTA"

Prendendo un sassolino e nascondendolo nella mano, roteare i pugni e poi chiedere al bambino di indicare la mano che lo contiene.

Filastrocche per giocare "mano rota"Filastrocche per giocare "mano rota"Filastrocche per giocare "mano rota"Filastrocche per giocare "mano rota"








Mano rota mano rota,

quale è piena e quale è vuota?

giovedì 25 ottobre 2012

FILASTROCCHE PER GIOCARE "CAVALLINO ARRI' ARRO' "




Facendo saltellare il bambino sulle ginocchia tenedolo per mano


Cavallino arrì arrò!


Prendi la biada che ti dò,


prendi i ferri che ti metto 

per andare a san Francesco.

San Francesco è buona via,

cavallino arria arria! 

martedì 23 ottobre 2012

LA NATURA E' IMPAZZITA


 

Uccellin dal becco storto, 
mangi i fichi del mio orto,
se ti becco io ti spiumo,
non lo saprà mai nessuno.

Volpe astuta volpe astuta
tu mi sembri un pò panciuta,
mi hai mangiato le galline,
anche quelle più piccine.




Gazza ladra gazza ladra,
te ne voli via leggiadra,
mi hai rubato il braccialetto,
se ti prendo io ti affetto.



Tasso tasso birichino,
non mi bere il bicchierino,
proprio ora lo versato,
c'era dentro un buon Moscato.




Oh topino coda lunga,
lascia stare quella prugna,
lascia star non la mangiare,
te la devi meritare.


La natura è impazzita,
si si è proprio ribellata,
mi è venuta una gran voglia,
di mangiar la cioccolata,
son caduto in cucina,
e l'ho tutta rovesciata,
mamma mia la formichina,
se l'è bella che mangiata.            

lunedì 22 ottobre 2012

COME NACQUERO LE STAGIONI

C'era una volta, un paese di nome Cronosqui abitavano Anno e Annata che decisero di sposarsi in quanto innamorati da tempo e di metter su famiglia facendo un figlio.
Madre natura però fece loro uno scherzetto e invece di portargli un bambino gliene portò ben dodici.
La pancia di Annata diventava di giorno in giorno sempre di più grossa, e crebbe cosi grande e tonda da  impedirle di rimanere in equilibrio.
Venne il giorno del parto, e purtroppo Annata mori nel grande sforzo per metterli al mondo, lasciando Anno da solo col duro compito di accudirli e crescerli.
Il padre, dopo una settimana, riuscì a decidere tutti e dodici i nomi per i propri figlioli, li chiamò: Maggio, Marzo, Gennaio, Aprile, Giugno, Agosto, Luglio, Ottobre, Novembre, Febbraio, Dicembre e Settembre.
Anno voleva molto bene alle proprie creature, e quando veniva freddo li portava a sciare in montagna,  quando il tempo tornava bello e il sole splendeva in cielo li conduceva nei prati a fare scampagnate, quando arrivava il grande caldo partivano tutti per il mare a bagnarsi nell'acqua e tornavano a casa all'arrivo delle prime piogge, quando le giornate cominciavano ad accorciarsi.
Questo accadde e si ripetè per molto tempo dopo la morte di Annata, e tutte le volte Anno notava uno strano comportamento nei propri figli.
Col passare del tempo erano diventati così diversi gli uni dagli altri che  ebbe bisogno di un aiuto per poterli gestire tutti, quindi scrisse due lettere e ne spedì una, alle sue due sorelle Estate e Primavera che abitavano vicino al mare, l'altra ai suoi due fratelli Autunno e Inverno che invece abitavano in montagna.
Al loro arrivo si riunirono tutti nel grande salone della casa di Anno e discussero per tutta la notte, i suoi  fratelli e le sue sorelle non avevano intenzione di aiutarlo in nessun modo, Autunno era abituato a vivere solo perché a lui piaceva così, Estate fece notare a tutti di avere sempre freddo, di amare il sole le giornate lunghe e che quindi non avrebbe potuto accudire dei bambini che invece hanno bisogno di un clima temperato, Inverno disse tutto il contrario e avvertì che qualsiasi bambino avesse abitato con lui si sarebbe sicuramente buscato un malanno, l'unica disponibile fu Primavera che però sottolineò che non avrebbe potuto guardarli tutti da sola. 
Quando Anno riuscì a prendere la parola disse: " Cari  voi non avete capito nulla, nel sangue di quei bambini scorre anche un pò del vostro, infatti  Dicembre Febbraio e Gennaio non vanno  volentieri al mare e sotto il sole cocente, si riempiono  di bolle come te fratello Inverno, e  invece Giugno Luglio e Agosto, non appena arrivava il primo freddo si ammalano subito come te sorella Estate, Marzo Aprile e Maggio poi, sono  di indole allegra e spensierata, come te Primavera mentre Settembre Ottobre e Novembre non escono mai di casa, sono introversi e taciturni non sembrerà neppure di averli accanto caro Autunno". 
Andarono tutti a coricarsi, esausti dal viaggio e con molti pensieri in testa.
L'indomani si alzarono e scesero nel salone per fare colazione e tutti e quattro furono colti dalla solita sensazione.
Un qualcosa di bello, una strana forza li attirava e li univa ai bambini che Anno aveva rassomigliato loro la sera prima;
era vero dentro quei corpicini, c'era un pò di ognuno di loro ma nessuno se n'era  accorto finché vicini non si guardarono negli occhi.
Il giorno dopo, Estate, Autunno, Primavera e Inverno, decisero di aiutare Anno accudendo i bambini ed è così che nacquero le stagioni, caratterizzate dall'essenza di quello di cui sono fatte! 
 

Scritta da   
















mercoledì 17 ottobre 2012

FAVOLE CON LA MORALE: IRIS OTTO E I MAGICI CAPELLI

C'era una volta, una bambina di nome Iris che viveva in una fattoria assieme al suo patrigno.
 FAVOLE CON LA MORALE: IRIS OTTO E I MAGICI CAPELLIIris aveva un dono, i suoi lunghi capelli, che arrivavano fino a terra, trasformavano in oro tutto ciò con cui venivano a contatto eccetto gli esseri umani.
Lei era sempre triste perchè considerava questo una maledizione.

Il suo patrigno infatti la teneva segregata in camera senza farla mai uscire, in quanto fonte dei suoi più ingenti guadagni; tutti i giorni le portava pranzo e cena e non mancava mai di dirle "Ciao cucciolina mia trasforma queste monete al tuo caro patrigno!", oppure "Angelo mio strofina un pochino i tuoi bellissimi capelli su questo lingotto di piombo!"
Lei non si sentiva amata ma sfruttata!
La povera bambina, era costretta dal patrigno a tenere arrotolati i lunghi capelli, fermati con delle mollette, questo perchè, siccome la sua camera  era al piano superiore, l'uomo aveva paura che la casa crollasse sotto al peso di un soffitto in oro massiccio.
Accanto alla casa di Iris viveva Otto, un ragazzino tondo tondo, a
 cui piaceva mangiare molti dolci, figlio dei servi del patrigno e che era innamorato cotto di lei anche se non aveva mai osato dichiararsi.
Otto, che era il suo unico amico, era al corrente di tutto, sapeva come Iris veniva trattata ma era impotente davanti alla cattiveria del suo patrigno.
I due bambini si parlavano, tutte le sere, dalle finestre delle loro case che erano una di fronte all'altra e molto vicine.
Di solito era Otto che raccontava mentre Iris ascoltava con grande piacere tutto quello che il bambino aveva fatto durante il pomeriggio; ascoltando quei racconti, la povera bambina, si immedesimava in quelle storie e, immaginando di essere lei la protagonista, sopperiva al fatto di non avere altra vita all'infuori di quella nella stanza di casa sua. 
Ma quella sera fu Iris che parlò e Otto non potè che ascoltare incredulo le sue parole. "Voglio scappare", diceva la bambina piangendo, "non ce la faccio più, tutto il giorno rinchiusa qua sto diventando matta", " aiutami Otto aiutami, almeno tu, scappiamo insieme."
Il bambino commosso dalla disperazione della sua amica con aria impaurita rispose: "non ti preoccupare Iris ti giuro che troverò il modo per portarti via di quà
Passarono tre settimane e tutte le sere i bambini si vedevano e mettevano a punto il piano con cui sarebbero scappati insieme.
Venne il giorno e i bambini, per non dare troppo nell'occhio si videro come tutte le sere, ad una certa ora si salutarono, si coricarono nei loro letti ma non dormirono, aspettarono svegli il momento giusto e poi......
Otto prese la scala dalla cantina dei suoi la appoggiò alla finestra di Iris e disse "Dai forza, sciogli i capelli" Iris tolse le mollette, i capelli caddero a terra e come per magia, il pavimento si tramutò in oro, poi scese, e piolo dopo piolo la scala incominciò a luccicare riflettendo la luce della luna.
Otto disse "adesso, rimetti a posto i capelli e fermali con la molletta, passami il barattolo di colore che al resto penso io, tu nasconditi"
Nei giorni precedenti la fuga, il bambino aveva preparato una tinta speciale, usando un semplice vasetto di tempera gialla e dei brillantini che aveva grattato via dalle palline del natale passato.
Con quella colorò tutta l'erba del giardino del patrigno di Iris, e poi il viottolo che portava al grande albero di mele sulla collina e ancora e ancora, giù fino ad arrivare al fiume, poi tornò indietro, prese per mano Iris e si allontanarono dalla parte opposta. Il patrigno che nel frattempo si era svegliato, entrò nella stanza della figliastra, si accorse della scala tutta d'oro appoggiata alla finestra, e capì subito che la bambina si era data alla fuga, vedendo il pavimento tramutato in oro pensò che la figlia fosse scappata con i capelli sciolti; scese anch'esso la scala e seguì la scia colorata che risplendeva sotto la luce della luna come fosse d'oro, la seguì su su per la collina, fino ad arrivare al grande albero di mele e poi, giù giù fino ad arrivare al fiume dove perse le tracce.
Il patrigno non si era accorto che quello che luccicava non era oro ma semplice tinta, non erano le tracce del passaggio della figlia ma solo un'astuto inganno.Infatti i due bambini nel frattempo avevano già percorso un sacco di strada nella direzione opposta a quella fatta credere all'uomo. Crebbero si sposarono e vissero felici e contenti. 

MORALE
NON E' TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA!





Scritta da   Borzani Alessio












NOTA SUL COPYRIGHT.  Attenzione quest'opera è protetta dal diritto   d'autore. Sarà perseguita ogni riproduzione non autorizzata.