Visualizzazione post con etichetta INSEGNAMENTO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta INSEGNAMENTO. Mostra tutti i post

domenica 21 aprile 2013

FAVOLE CON LA MORALE "ZETA E I SAGGI CONSIGLI"


IL TROPPO STROPPIA! CHI SI ACCONTENTA GODE!  SBAGLIANDO S'IMPARA! AIUTA I TUOI E POI GLI ALTRI SE PUOI! favole con morale, racconti con morale

 
 
 'era una volta un'ape di nome Zeta che viveva nel bosco  incantato del paese degli Sturli. Zeta era una delle tante che lavoravano alla sezione produzione e stoccaggio miele del più grande alveare della vallata.
I poveri insetti erano costretti a ritmi di lavoro stressanti voluti dalla regina Gina che infatti era una stacanovista convinta; il suo pensiero fisso era assicurarsi che l'alveare non rimanesse mai sprovvisto di miele.

Un Sabato mattina Zeta fu svegliata da uno squillo di tromba, lo riconobbe subito, anche se lo aveva sentito poche volte nella sua giovane vita, era il segnale che qualcuno, di estraneo all'alveare, chiedeva il permesso di poter entrare per parlare con la regina.
Infatti era un giovane fuco che abitava 10 alveari più a valle, era stato mandato dalla propria regina con una richiesta.

Gina decise di riceverlo per sentire cosa avesse da dire; non appena il fuco fu al cospetto di sua maestà con voce tremolante disse: " Mi manda Nova, regina del mio alveare, con una richiesta" Sua altezza lo guardò e poi disse:" Su dai dai! Non ti fermare e parlami di questa richiesta!" Il fuco disse :"Durante l'inverno siamo rimasti senza pappa reale e la nostra regina è morta, quindi abbiamo usato tutto il miele che rimaneva per nutrire Nova, farla crescere e così diventare la regina che è adesso, sono qui per chiedere se gentilmente potreste prestarci un pò del vostro miele così da sfamare le nostre api operaie che, ormai stremate, non riescono più a lavorare."Gina si alzò e disse: "Cosa vi fa pensare che ci avanzi del miele?" Il fuco rispose: "Beh! le nostre api operaie, prima di ammalarsi, si sono spinte fin quà e...." La regina lo interruppe bruscamente e disse: " Ahhhh ci avete spiato ecco cosa avete fatto! Non siete altro che fannulloni, avete oziato tutto l'inverno! E adesso cosa vi aspettate? Sono profondamente offesa dal vostro comportamento e non intendo aiutarvi, arrangiatevi e provate a chiedere altrove."
Gina congedò in malo modo il fuco rispedendolo a casa con un secco no!  

Man mano che il miele si accumulava all'interno delle celle, l'odore dolce aumentava e si propagava sempre di più nell'aria circostante, inondando tutta la vallata.

La brutta stagione stava per finire, l'ultima neve si stava ancora sciogliendo e i primi timidi segni della primavera si potevano percepire nel canto degli uccelli e nel rigoglioso nascere dei primi bianchi bucaneve!

Zarta la nonna di Zeta era un ape ormai in pensione che aveva lavorato anch'essa, a suo tempo, nell'alveare come operaia; parlava spesso con la giovane nipotina raccontandole aneddoti della propria vita relativi al suo lavoro all'interno della colonia, diceva sempre che produrre miele è necessario, ma non bisogna esagerare altrimenti le conseguenze potrebbero essere catastrofiche.

Un giorno Zeta, durante il suo turno di raccolta polline, si allontanò di qualche km dall'alveare, stava seguendo i sentieri che portano in montagna quando un fragoroso frastuono la distolse dal suo lavoro. In un primo momento pensò che fosse il vecchio Prepotente, un vulcano ancora attivo che di tanto in tanto brontolava, ma ben presto si rese conto che il monte non  c'entrava niente, il gran baccano che sentiva era prodotto dalla corsa di un gruppo di orsi bruni che dalle colline circostanti scendevano verso valle.

La giovane ape si chiese dov'è che andasse con tutta quella fretta, quel branco di orsi, anche lei sapeva che l'orso è un animale paziente e calmo che diventa aggressivo solo se provocato, poi si tranquillizzò e si rimise al lavoro scordandosi per un pò  del brutto spavento che le avevano fatto prendere quegli animali. 

Il momento di calma però durò poco, a Zeta infatti, tutto ad un tratto, tornarono alla mente i racconti della nonna, gli aneddoti che l'anziana ape le aveva raccontato la stavano spaventando a tal punto da paralizzarle le ali. Si ricordò di quando Zarta le aveva spiegato che troppo miele non va bene, e loro di miele in quella settimana, ne avevano prodotto una quantità esorbitante, a Zeta non ci volle poi più di tanto per capire che l'odore, che dall'alveare si propagava in tutta la vallata, aveva attirato tutti quegli orsi e li aveva spinti a scendere dalla montagna fino sulle colline.

Sì si stavano dirigendo proprio verso l'alveare, sicuramente lo avrebbero distrutto, e lei e le sue compagne sarebbero rimaste senza casa. Zeta volò più veloce che poteva, nel tentativo di superare gli orsi e arrivare prima di loro per dare l'allarme avvisando l'alveare.

Purtroppo però non riuscì nel suo intento; quandò arrivo gli orsi avevano già mangiato tutto il miele e spaccato in due l'alveare; la piccola ape cominciò a chiamare la nonna a voce alta e con il groppo in gola: "Nonnaaaaa, Nonnaaaaa, rispondimi". D'altro canto la nonna cercava sua nipote, volava sulle macerie chiamandola con voce decisa: " Zetaaaaa, dove sei, Zetaaaaa"

D'un tratto le due api si videro, volarono l'una verso l'altra e quando si raggiunsero si abbracciarono piangendo, un po' per la gioia di essersi ritrovate e un po' per il dolore provocato da tutta quella devastazione. Zarta guardò la nipote negli occhi e disse: " Hai visto? Te lo avevo detto! Nella vita bisogna accontentarsi e soprattutto quando si ha tanto, aiutare chi è stato sfortunato e donare al prossimo! L'avarizia è una brutta bestia,  meglio sbarazzarsene!"  




Dopo aver saputo di tutto quello che aveva fatto Zeta per avvisare l'alveare, di come aveva capitò che gli orsi erano diretti li attirati dal miele, la comunità decise all'unanimità di eleggerla nuova regina. La colonia sciamò ben presto più a valle costruì un nuovo alveare e nutrì, con pappa reale, la giovane regina che crebbe forte e giusta.

MORALE?

Faccio scegliere a voi!


IL TROPPO STROPPIA!
CHI SI ACCONTENTA GODE! 
SBAGLIANDO S'IMPARA!
AIUTA I TUOI E POI GLI ALTRI SE PUOI!











ZETA E I SAGGI CONSIGLI" Scritta da BORZANI ALESSIO il 20 Aprile . L'APE REGINA GINA IMPARERA' PRESTO A PROPRIE SPESE UNA BELLA LEZIONE!!! FAVOLE CON LA MORALE "ZETA E I SAGGI CONSIGLI" Voto: 4,5






 PROPONI UN TESTO


Ciao mandaci una favola, una fiaba, una filastrocca, una conta, 

una canzoncina, qualsiasi cosa che ti ricordi l'infanzia, oppure 

qualcosa che hai scritto tu e che ti piacerebbe che le persone 

leggessero, la pubblicheremo a tuo nome!





domenica 17 marzo 2013

FAVOLE CON LA MORALE / TINA LA TARTARUGA


Volere è potere, Favole con morale, storie con morale, racconti con morale,  Tina la tartaruga,
C'era una volta una tartaruga di terra, di nome Tina , che come tutti gli anni,

aveva scavato  la sua  tana per andare in letargo. Dopo un lungo inverno, pieno di

freddo, pioggia e neve, era arrivato  il momento di uscire dal letargo. Tina si mise

a scavare sotto la terra con tutte due le zampine fino a che, con pazienza e fatica, riuscì ad arrivare in

superficie.


Quando il suo simpatico musetto sbucò dalla terra polverosa, si trovò davanti un bellissimo spettacolo:

uno stupendo cielo azzurro e un caldo e splendente sole giallo; la primavera era arrivata.

Tina, affamata dopo il digiuno del lungo letargo, gironzolava nel prato alla ricerca di cibo quando

riconobbe l'inconfodile vibrazione che produceva il passo pesante e cadenzato del suo Padrone.

Si voltò e vide che teneva nelle mani una grossa fetta di anguria rossa e succulenta; non resistette e

emise un genmito: "Phohhh!!!" Il padrone la guardo e disse " Eh sì Tina hai capito bene è proprio per

te!" posò l'anguria per terra e se ne andò.

La tartarughina non credeva ai suoi occhi, una fetta di anguria tutta per lei, avrebbe potuto strafogarsi

tutto il pomneriggio.

Divorò tutta la fetta e una volta finita cercò un angolino riscaldato dal timido sole primaverile e si

addormentò.


Purtroppo l'odore dell'anguria aveva attirato anche i passerotti del quartiere e in poco tempo la zona si

era riempita di gatti famelici a caccia di pennuti.


Il più pericoloso dei felini era Leopoldo, il gatto della vicina, che spadroneggiava nel quartiere

grazie alla sua mole imponete e alla sua rinomata crudeltà verso tutti gli animaletti più piccoli di

lui. Era rispettato da tutti i gatti del vicinato che, impauriti, cercavano di non contrariarlo mai e

che quasi sempre, si dileguavano al suo arrivo.

Anche questa volta non fu diversa dalle altre e, quando il testone di Leopoldo fece capolino da sotto

la Jeep parcheggiata in strada, tutti i suoi simili sparirono in un battito di ciglia.


Con aria di suprema importanza si appropinquò verso il recinto di Tina e adocchiò un piccolo

passerotto che era rimasto incastrato con un ala nel filo dela siepe. Si avvicinò e mentre la piccola

creaturina si dimenava dolorante e impaurita, egli pregustava, leccandosi i baffi, il delizioso spuntino

che da li a poco avrebbe riempito il suo stomaco.

Il tentativo frenetico del passerotto di liberarsi, aveva sì attirato l'attenzione di Leopoldo, ma aveva

anche svegliato Tina che da un pò osservava quello che stava accadendo.

Il gatto si avvicinò con passo felpato e si fermò a pochi passi dalla sua preda contraendosi nella

classica posizione dei felini a caccia, ma proprio mentre stava per spiccare il salto decisivo, sentì una

fitta tremenda che dalla coda salì fino alla schiena procurandogli un dolore insopportabile.

Leopoldo scappò inpaurito e dolorante senza neanche capire cosa fosse successo, infatti non si era

accorto che Tina dopo una lunga rincorsa si era scagliata contro di lui mordendogli la coda con le sue

potenti mascelle.


La piccola testuggine liberò l'uccellino e gli diede un po' della sua anguria, il calore prodotto dal

sole piano piano si indeboli, era arrivata la sera e un altro giorno era finito, stava arrivando l'ora di

andare a dormire quindi Tina si avvicinò alla propria tana salutò il passerotto che volò via e sparì

sotto terra.


Quel giorno Tina aveva aggiunto alla propria vita un'esperienza che avrebbe potuto raccontare ai

propri nipotini, era riuscita ad allontanare un animale 10 volte più grosso di lei solamente con la forza

di volontà, il coraggio e la caparbietà, con quella storia avrebbe potuto insegnare loro che....

VOLERE E' POTERE.






                                                                                                             

































 PROPONI UN TESTO


Ciao mandaci una favola, una fiaba, una filastrocca, una conta, 

una canzoncina, qualsiasi cosa che ti ricordi l'infanzia, oppure 

qualcosa che hai scritto tu e che ti piacerebbe che le persone 

leggessero, la pubblicheremo a tuo nome!