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venerdì 22 settembre 2017

FAVOLE CON MORALE "L'AMORE INCONDIZIONATO"

FAVOLE CON MORALE "L'AMORE INCONDIZIONATO"

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era una volta una ragazzina che abitava in casa con i genitori e la nonna.
 FAVOLE CON MORALE "L'AMORE INCONDIZIONATO"La nonna aveva le gambe gonfie, il medico le aveva detto di passeggiare ogni sera prima di coricarsi e lei aveva il compito, impostogli da mamma e babbo, di accompagnarla.

Alla fanciulla non piaceva molto farlo, lei voleva stare con le  sue amiche, giocare con le sue coetanee; la nonna camminava molto piano e tutte le sere per fare il giro della fattoria, impiegavano più di un ora, inoltre la serata si svolgeva sempre nello stesso modo e lei si annoiava.

Partivano da casa e la nonna, durante il tragitto, le faceva sempre le solite domande, com'era andata a scuola, se era successo qualcosa di nuovo e poi terminava nel raccontarle sempre una storia con la morale.

La ragazzina il più delle volte rispondeva annuendo alle domande che gli faceva la povera signora, senza mai darle troppa considerazione e ascoltava la storia controvoglia non aspettando altro se non che la passeggiata terminasse.

 FAVOLE CON MORALE "L'AMORE INCONDIZIONATO"Tutto questo continuò fino a quando la ragazza ormai adulta non andò all'università.
Una sera sua madre la chiamò e le disse che la nonna era morta nel sonno.


 FAVOLE CON MORALE "L'AMORE INCONDIZIONATO"La ragazza si sentì ghiacciare il sangue nelle vene, le dispiacque molto della perdita, prese subito il treno per tornare a casa e quando fu a metà strada ebbe alcuni flash back della sua infanzia e si mise a piangere disperatamente.




Si ricordò di quelle passeggiate, e pensò che, anche se avrebbero dovuto essere per se stessa, sua nonna aveva fatto in modo che fossero soprattutto utili per lei, la sua nipotina, voleva sempre sapere come fosse andata la sua giornata perché le voleva bene, le
 FAVOLE CON MORALE "L'AMORE INCONDIZIONATO"
raccontava tutte quelle storie con la morale perché ne traesse lezioni di vita, perché per lei, sua nipote, era importante. 
Allora non capiva perché troppo giovane, troppo cieca per accorgersene, preferiva stare con le amiche o con altre persone a cui non interessava nulla di lei.
Ora avrebbe voluto tanto dirle che le voleva bene e avrebbe voluto essere una nipote migliore.


MORALE DELLA FAVOLA

Nella vita troverai pochissime persone che ti ameranno incondizionatamente, per favore accorgitene prima che sia troppo tardi e quando lo farai di loro ciò che provi!









FAVOLE CON MORALE "L'AMORE INCONDIZIONATO"" Recensita da BORZANI ALESSIO il 22 settembre . DAI UNA LEZIONE DI VITA AL TUO BAMBINO CON UNA FAVOLA CON LA MORALE DE' " IL MONDO DEGLI STURLI" LEGGI FAVOLE CON MORALE "L'AMORE INCONDIZIONATO"" Voto: 4,5
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giovedì 16 ottobre 2014

FAVOLE CON MORALE " LE STREGHE CATTIVE DI SANTE' "


Il mondo degli Sturli, Favole con morale, storie con morale, racconti con morale, bambini con la gobba,gobbi, gobbo, 

FAVOLA CON MORALE
C'era una volta, un bambino di nome Bibo che purtroppo era nato con un difetto fisico non indifferente, un enorme gobba sul lato destro della schiena.

Bibo abitava a Santè, un paesino abbarbicato sui monti della valle del Vermont e con una piccola

favole con morale
peculiarità:   ERA INFESTATO DALLE ………







Santè era circondato da mura enormi, alte trenta metri, attaccate alle quali c'erano delle reti che si andavano a congiungere tutte a un unico palo alto cinquanta metri che era stato piantato proprio nel mezzo del paese;

favole con morale



Questa grande opera di ingegneria era stata realizzata, duecento anni prima, dai vecchi saggi e questo perché, tutti i giorni, dopo l'ultimo rintocco dell'avemaria suonata dal campanile di sasso del paese, dalla vetta del monte Scuro sotto il quale era stato era stato costruito Santè, scendevano le streghe cattive a cavallo delle loro scope e sorvolando il paese gridavano e grugnivano adirate dal non poter  entrare a far danni e a rapire i bambini perché impedite proprio da quella rete che avvolgeva Santè in un potente e meraviglioso abbraccio.






favole con morale
favole con moraleTutte le sere verso le sei e mezza le mamme si affacciavano sull'uscio delle loro case e chiamavano urlando il nome dei loro piccoli che si trovavano fuori a giocare, si dovevano assicurare, perlomeno, che i bambini si trovassero all'interno delle mura appunto prima che l'ultima nota dell'avemaria fosse suonata dalle campane vecchie e arrugginite di Santè



La pena per essere rimasti fuori dalle mura sarebbe stata quella di incorrere nelle angherie crudeli delle streghe cattive.
favole con morale
Quel giorno successe l'inimmaginabile, Bibo si trovava al di fuori delle mura del paese e siccome aveva sempre la testa tra le nuvole non si ricordò, né che era tardi  e neppure di quello che la mamma gli diceva ogni giorno " Mi raccomando Bibo, non dimenticarti di rientrare dentro le mura di Santè prima della fine dell'avemaria."


favole con moraleAnche se la donna aveva chiamato Bibo più forte che poteva, non era stata sentita perché la sua casa era proprio dietro il campanile, lontano quindi da dove si trovava il bambino.




Fu così che la povera creatura si ritrovo proprio in mezzo a una decina di streghe che,  prendendolo a bastonate, a furia di calci e sberle lo fecero ruzzolare contro le mura della città dove, devastato dalle botte, tutto livido e tumefatto il povero bimbo perse conoscenza.

Qualche ora dopo, ancora frastornato, Bibo si svegliò, dolorante e si incamminò verso casa dove venne raccolto dai suoi genitori. Il babbo del bambino, lo guardò stupito, poi si volto verso sua moglie e sempre con sguardo incredulo le disse " Guarda cara…….! Non ha più la gobba!" la donna scoppiò in un pianto pieno di felicità, le streghe avevano, si picchiato quasi a morte Bibo, ma gli avevano anche tagliato la gobba, e il piccolo sembrava in buona salute.




favole con moraleLa notizia, come la freccia scoccata dall'arco, volò veloce di bocca in bocca e fece ben presto il giro del piccolo paese fino a quando non giunse alle orecchie di Laerte. Questi era un bambino nato lo stesso anno, lo stesso giorno e alla stessa ora di Bibo e anch'egli aveva una gobba enorme, però sul lato sinistro della schiena.

Quando apprese di quanto successo all'amico Bibo, pensò che anche lui avrebbe potuto vivere senza quell'ingombrante scomoda gobba, sarebbe bastato passare una giornata fuori con le streghe che sicuramente, pena qualche calcio e qualche ceffone, gliela avrebbero tagliata per fare chissà quale pozione magica; "Si si lo sanno tutti che le streghe usano le gobbe dei bambini per i loro incantesimi" pensò fra se e se Laerte  "Anzi queste protuberanze sono anche molto rare e quindi le malefiche megere non se ne faranno scappare una grossa come la mia"

Quindi l'indomani, come da copione, il bambino aspettò che l'avemaria fosse suonata e di proposito resto fuori dalle mura di Santè.






Quando si svegliò dopo aver incontrato le streghe, Laerte si incammino verso casa tutto malandato; Quando arrivò però in prossimità del lago, specchiandosi nell'acqua, ebbe una brutta sorpresa.


favole con moraleIl povero bambino rabbrividì vedendo la propria immagine riflessa nello specchio d'acqua, perché le streghe invece di togliergli la gobba avevano attaccato sulla sua schiena anche quella di Bibo, quindi adesso Laerte ne aveva due una a destra e una a sinistra.

















MORALE DELLA FAVOLA

SPESSO CIO' CHE SEMBRA NON RISULTA POI CIO' CHE IN REALTA' E', QUINDI, PRIMA DI TRARRE DELLE CONCLUSIONI E' MEGLIO PENSARCI DIECI VOLTE.




























 PROPONI UN TESTO


Ciao mandaci una favola, una fiaba, una filastrocca, una conta, 

una canzoncina, qualsiasi cosa che ti ricordi l'infanzia, oppure 

qualcosa che hai scritto tu e che ti piacerebbe che le persone 

leggessero, la pubblicheremo a tuo nome!





domenica 21 aprile 2013

FAVOLE CON LA MORALE "ZETA E I SAGGI CONSIGLI"


IL TROPPO STROPPIA! CHI SI ACCONTENTA GODE!  SBAGLIANDO S'IMPARA! AIUTA I TUOI E POI GLI ALTRI SE PUOI! favole con morale, racconti con morale

 
 
 'era una volta un'ape di nome Zeta che viveva nel bosco  incantato del paese degli Sturli. Zeta era una delle tante che lavoravano alla sezione produzione e stoccaggio miele del più grande alveare della vallata.
I poveri insetti erano costretti a ritmi di lavoro stressanti voluti dalla regina Gina che infatti era una stacanovista convinta; il suo pensiero fisso era assicurarsi che l'alveare non rimanesse mai sprovvisto di miele.

Un Sabato mattina Zeta fu svegliata da uno squillo di tromba, lo riconobbe subito, anche se lo aveva sentito poche volte nella sua giovane vita, era il segnale che qualcuno, di estraneo all'alveare, chiedeva il permesso di poter entrare per parlare con la regina.
Infatti era un giovane fuco che abitava 10 alveari più a valle, era stato mandato dalla propria regina con una richiesta.

Gina decise di riceverlo per sentire cosa avesse da dire; non appena il fuco fu al cospetto di sua maestà con voce tremolante disse: " Mi manda Nova, regina del mio alveare, con una richiesta" Sua altezza lo guardò e poi disse:" Su dai dai! Non ti fermare e parlami di questa richiesta!" Il fuco disse :"Durante l'inverno siamo rimasti senza pappa reale e la nostra regina è morta, quindi abbiamo usato tutto il miele che rimaneva per nutrire Nova, farla crescere e così diventare la regina che è adesso, sono qui per chiedere se gentilmente potreste prestarci un pò del vostro miele così da sfamare le nostre api operaie che, ormai stremate, non riescono più a lavorare."Gina si alzò e disse: "Cosa vi fa pensare che ci avanzi del miele?" Il fuco rispose: "Beh! le nostre api operaie, prima di ammalarsi, si sono spinte fin quà e...." La regina lo interruppe bruscamente e disse: " Ahhhh ci avete spiato ecco cosa avete fatto! Non siete altro che fannulloni, avete oziato tutto l'inverno! E adesso cosa vi aspettate? Sono profondamente offesa dal vostro comportamento e non intendo aiutarvi, arrangiatevi e provate a chiedere altrove."
Gina congedò in malo modo il fuco rispedendolo a casa con un secco no!  

Man mano che il miele si accumulava all'interno delle celle, l'odore dolce aumentava e si propagava sempre di più nell'aria circostante, inondando tutta la vallata.

La brutta stagione stava per finire, l'ultima neve si stava ancora sciogliendo e i primi timidi segni della primavera si potevano percepire nel canto degli uccelli e nel rigoglioso nascere dei primi bianchi bucaneve!

Zarta la nonna di Zeta era un ape ormai in pensione che aveva lavorato anch'essa, a suo tempo, nell'alveare come operaia; parlava spesso con la giovane nipotina raccontandole aneddoti della propria vita relativi al suo lavoro all'interno della colonia, diceva sempre che produrre miele è necessario, ma non bisogna esagerare altrimenti le conseguenze potrebbero essere catastrofiche.

Un giorno Zeta, durante il suo turno di raccolta polline, si allontanò di qualche km dall'alveare, stava seguendo i sentieri che portano in montagna quando un fragoroso frastuono la distolse dal suo lavoro. In un primo momento pensò che fosse il vecchio Prepotente, un vulcano ancora attivo che di tanto in tanto brontolava, ma ben presto si rese conto che il monte non  c'entrava niente, il gran baccano che sentiva era prodotto dalla corsa di un gruppo di orsi bruni che dalle colline circostanti scendevano verso valle.

La giovane ape si chiese dov'è che andasse con tutta quella fretta, quel branco di orsi, anche lei sapeva che l'orso è un animale paziente e calmo che diventa aggressivo solo se provocato, poi si tranquillizzò e si rimise al lavoro scordandosi per un pò  del brutto spavento che le avevano fatto prendere quegli animali. 

Il momento di calma però durò poco, a Zeta infatti, tutto ad un tratto, tornarono alla mente i racconti della nonna, gli aneddoti che l'anziana ape le aveva raccontato la stavano spaventando a tal punto da paralizzarle le ali. Si ricordò di quando Zarta le aveva spiegato che troppo miele non va bene, e loro di miele in quella settimana, ne avevano prodotto una quantità esorbitante, a Zeta non ci volle poi più di tanto per capire che l'odore, che dall'alveare si propagava in tutta la vallata, aveva attirato tutti quegli orsi e li aveva spinti a scendere dalla montagna fino sulle colline.

Sì si stavano dirigendo proprio verso l'alveare, sicuramente lo avrebbero distrutto, e lei e le sue compagne sarebbero rimaste senza casa. Zeta volò più veloce che poteva, nel tentativo di superare gli orsi e arrivare prima di loro per dare l'allarme avvisando l'alveare.

Purtroppo però non riuscì nel suo intento; quandò arrivo gli orsi avevano già mangiato tutto il miele e spaccato in due l'alveare; la piccola ape cominciò a chiamare la nonna a voce alta e con il groppo in gola: "Nonnaaaaa, Nonnaaaaa, rispondimi". D'altro canto la nonna cercava sua nipote, volava sulle macerie chiamandola con voce decisa: " Zetaaaaa, dove sei, Zetaaaaa"

D'un tratto le due api si videro, volarono l'una verso l'altra e quando si raggiunsero si abbracciarono piangendo, un po' per la gioia di essersi ritrovate e un po' per il dolore provocato da tutta quella devastazione. Zarta guardò la nipote negli occhi e disse: " Hai visto? Te lo avevo detto! Nella vita bisogna accontentarsi e soprattutto quando si ha tanto, aiutare chi è stato sfortunato e donare al prossimo! L'avarizia è una brutta bestia,  meglio sbarazzarsene!"  




Dopo aver saputo di tutto quello che aveva fatto Zeta per avvisare l'alveare, di come aveva capitò che gli orsi erano diretti li attirati dal miele, la comunità decise all'unanimità di eleggerla nuova regina. La colonia sciamò ben presto più a valle costruì un nuovo alveare e nutrì, con pappa reale, la giovane regina che crebbe forte e giusta.

MORALE?

Faccio scegliere a voi!


IL TROPPO STROPPIA!
CHI SI ACCONTENTA GODE! 
SBAGLIANDO S'IMPARA!
AIUTA I TUOI E POI GLI ALTRI SE PUOI!











ZETA E I SAGGI CONSIGLI" Scritta da BORZANI ALESSIO il 20 Aprile . L'APE REGINA GINA IMPARERA' PRESTO A PROPRIE SPESE UNA BELLA LEZIONE!!! FAVOLE CON LA MORALE "ZETA E I SAGGI CONSIGLI" Voto: 4,5






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Ciao mandaci una favola, una fiaba, una filastrocca, una conta, 

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lunedì 15 aprile 2013

FAVOLE CON LA MORALE "E VENNE IL GIORNO"

Posto che vai usanze che trovi, chi fatica in giovinezza gode in vecchiezza, Favole con morale, storie con morale, racconti con morale,  



C'era una volta, in un pollaio nel paese degli Sturli, una gallina di nome Elvira. Ne aveva fatte di uova, lei, in tutta la sua vita, ne aveva sfornate ben 100.000, praticamente, con le sue uova erano cresciuti quasi tutti i bambini del paese!




Nel pollaio, oltre alla nostra gallina, ce n'erano altre due Lucia e Ombretta e infine a capo di tutti il re Alberto, un vecchio e saggio  
          gallo.

Il padrone delle bestie viveva in casa con due cani innamorati Berto e Mela; tutti i giorni portava il cibo agli animali del pollaio e, 
tutti i santi giorni, non si scordava mai di apostrofare Elvira con queste parole "Ehehehehe cara Elviretta mia, ormai ci siamo, gallina vecchia....."

Tutte le volte il pollaio scoppiava in una grande risata, mentre la povera Elvira diventava, giorno dopo giorno, sempre più triste sapendo che prima o poi sarebbe finita nella pentola del contadino. 

L'unico che non rideva era Alberto,
lui ne aveva viste passare tante di Lune nel cielo e con la sua grande esperienza e saggezza sapeva cose che i più giovani ancora non avevano appreso, infatti tutti i giorni cercava di consolare la povera gallina distrutta dalla paura dicendole " Elvira cara non disperare, la vita riserva sempre tante sorprese e le cose, gira che ti rigira, non sono mai quelle che sembrano." Ma la bestiola si vedeva già in pentola nell'acqua bollente con cipolle sedano carote ecc.

Un giorno Lucia ed Ombretta, che avevano esattamente 3 anni e 6 mesi meno di Elvira, si avvicinarono alla vecchia gallina e deridendola le dissero " Ci dispiace che sei, vecchia cara gallina, ma il tempo passa inesorabile per tutti; ormai le tue penne sono tutte bianche e le unghie delle tue zampe sono lunghissime, devi ritenerti fortunata perché da dove veniamo noi galline vecchie come te non ce ne sono..... le fanno sparire molto prima!" Le due giovincelle si allontanarono sghignazzando ed Elvira si incupì ancora di più.

Venne il giorno e il contadino dopo aver fatto ritorno da pesca,
posò la canna e si avvicinò al pollaio con una sacco in mano, Elvira rabbrividì e il sangue le si gelò nelle vene. Il vecchio aprì il cancello, serrandolo subito alle proprie spalle, si guardò intorno e vide la gallina accoccolata in un angolo del recinto le si avvicino e disse "Cara Elvira, chissà da quanto tempo aspetti questo momento", la poverina scioccata dalla paura non capiva più nulla, " sei riuscita a invecchiare bene in questo pollaio, senza mai finire nella mia pentola, quindi siccome qua da noi si dice che gallina vecchia porta fortuna, da oggi tutto il tempo che ti resta da vivere, lo passerai in casa con me e sarai servita e riverita."

Poi si girò guardò, Lucia e Ombretta e disse "Voi sì che siete galline da brodo, aspettatemi che domani è giorno di festa e può darsi che abbia bisogno di una di voi" poi, come tutti i giorni, tirò quattro manciate di granturco fuori dal sacco, infine prese Elvira e la portò in casa.

Alberto, che sapeva già da tempo come sarebbe andata a finire, se la rideva sotto i baffi, mentre per le due giovani galline, da quel momento, sarebbero incominciate le preoccupazioni.

MORALE 
Posto che vai... usanze che trovi, inoltre Chi fatica in giovinezza gode in vecchiezza!




                                                                                                  









FAVOLE CON LA MORALE "ELVIRA E VENNE IL GIORNO" Recensita da BORZANI ALESSIO il 15 Aprile . UNA BELLA SORPRESA RALLEGRERA' LA VITA TRISTE DI UNA GALLINA SFORTUNATA. FAVOLE CON LA MORALE "E VENNE IL GIORNO" Voto: 4,5







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Ciao mandaci una favola, una fiaba, una filastrocca, una conta, 

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leggessero, la pubblicheremo a tuo nome!